estratto da

Lezioni di porno guerrilla

(Carlo Miccio)

 

  

   Al mio cenno di diniego Lara riparte in quarta.

«Siamo per un porno democratico, combattiamo per la liberazione della vera sessualità, che non è la versione patinata a base di superfiche siliconate e di uomini con i cazzi giganteschi.

I pornoguerrilleri sono persone normali, con le loro imperfezioni fisiche e le loro debolezze mentali. Per noi sono ok le pancette, la cellulite e i cazzi piccoli. Quello che ci importa è il puro piacere sessuale, e comunicare una sessualità sana.

Non ci battiamo per imporre il principio del potere, ma quello del piacere, che è alla portata di tutti, ma proprio tutti, impiegati, disabili e massaie annoiate. Tutti abbiamo diritto al piacere di un sano orgasmo, non

solo i ricchi e i bellissimi.

Nei nostri film non troverai mai tracce di violenza o dominazione che non sia esplicitamente consensuale, per noi il sesso è puro scambio, e ci dilunghiamo sui baci e le carezze, talvolta non c’è neanche penetrazione, e il film non finisce mai con l’orgasmo dei protagonisti, perché includiamo sempre una coda in cui li vediamo fumare la sigaretta post-coitale e scambiarsi coccole e confidenze. Così dovrebbe essere, no?»

 

 

Quella Lara era una forza della natura, in meno di un quarto d’ora mi aveva convinto ad accompagnarla a casa sua, e anche se mi ero categoricamente rifiutato di partecipare – immaginavo la figura del cazzo che ci avrei fatto se qualche collega avesse scoperto le mie prodezze su youporn – Lara si era offerta di lasciarmi assistere sul set alle riprese di un porno del PLF.

«Magari puoi darmi una mano nelle riprese, se sai come si usa una videocamera».

Di nuovo annuii silenziosamente.

«Sarà un lesboporn. Ti piacciono i film di lesbiche?»

Urca, pensai fra me e me mentre sentivo i gin tonic ondeggiarmi nello stomaco, i film di lesbiche sono i miei preferiti.

Arriviamo agli studios, in pratica una stanzetta ricavata nell’appartamento di Lara, dove sono piazzati un paio di fari per la fotografia, una telecamera, un paio di computer di cui uno collegato a un proiettore, un letto immenso e completamente disfatto, un paio di bottiglie di vodka in un angolo e una valigia da elettricista aperta e piena

di cazzi di gomma di colore e dimensioni diverse, più un vibratore viola e un paio di collane fatte di palline di acciaio dal diametro alquanto consistente.

«Si infilano tutte nella fica e poi si tolgono una per volta – mi dice notando la mia perplessità – e se sei capace a zoomare si vedono tutti gli umori vaginali gocciolare lentamente dalla sfera. È davvero eccitante, ogni palla una scossa, ogni scossa un gemito, ogni gemito una goccia che cade sulle lenzuola».

Adesso Lara non sorrideva più maliziosamente mentre parlava, anzi, il suo tono si era fatto serio e professionale, parlava di campi lunghi e presa diretta, di cazzi dritti e sodomie, di lingerie di pizzo e feticismi vari.

«Una volta c’era un tizio che ha voluto farlo su una lavatrice in piena centrifuga, e non è stato per niente facile riuscire a riprendere tutto mentre vibrava in quella maniera. Senza contare la fatica che abbiamo fatto per montare tutte le luci in cucina, dove tengo la lavatrice».

 

Iniziavo a capire il gusto del gioco e a invidiare la mia giovane ed esperta guida nei meandri della pornoguerrilla, a immaginare il piacere dell’immagine plastica che ti si dipana davanti agli occhi, senza alcuno schermo a mediare, il senso di potere e di controllo insito nell’ordinare posizioni mentre ci si aggira con la telecamera a spalla intorno

a un groviglio di corpi impegnati in un’orgia delirante.

Ma una cosa continuavo a non capirla: se io ero lo spettatore e lei la regista, chi erano

gli attori?

 

In quell’attimo, proprio come nei film, suonano alla porta.

Lara va ad aprire e dopo un attimo ritorna in compagnia di due persone, un uomo e una donna.

 

(continua nel volume I LOVE PORN)

 

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