estratto da

Tre ricette

(Francesco Consiglio)

 

  

LE ARANCINE DI CARMELINA

 

«Mi dispiace, devo aver lasciato il portafoglio in macchina».

«Fa niente».

Carmelina continua a incartocciare le arancine, estenuante, mai di fretta, con le braccia e con le mani urticchiate dal calore, mentre intorno, intorno al banco, è uno spandersi e uno spendersi di olezzi: di meusa, di sfincioni, ’mpignulate con le olive, di panelle con il pane, di calzoni, pizza rossa. Tra tutto questo bene, Carmelina è la

sfiziosa, è carne viva, è vampa sopra e sotto che tutto m’arrimina: grasso, minchia, prurigini e sudore.

Se volano due sbuffi, due schiaffi di scirocco, pure le sue minne diventano puntute, come le arancine, come quelle di Messina, per carità di Dio, a cono e con il sugo che si fa desiderare, devi andartelo a cercare, a

gran boccate.

Carmelina si sbottona la camicia e, dopo avermi fatto il conto, mi confessa che ai cibi di padella preferisce altre leccornie.

«Sfamiamoci, per ora. Puoi portarmi i soldi dopo. Se non vedi nessuno, sappi che di là c’è mio marito. Fai una voce e arriva».

Suo marito…e chi ci pensa?

 

LA RICETTA

ARANCINE DI MESSINA CON MESCOLANZA DI PIACERI E CARNE TRISTA

(in Sicilia, più che altrove, lavorare e fottere sono attività che stancano. Meglio farle a pancia piena).

 

Preparate un risotto con burro e parmigiano e, quando è freddo, ficcateci dentro pugnetti di tritato e datevi a lavorar di mano, fino a sbozzare tante belle e arrapanti forme a pera.

Fatele girare nel pan grattato e poi friggetele in olio abbondante, ma attenzione: prima d’ingozzarvi, questo è un utile consiglio per le mogli dei cornuti, trattenete la lingua sull’estremità dell’arancina, e, guardando il vostro allocco, fate un lieve scuotimento con la testa, come a negare, strafingendo, d’esser puttanazze.

Se ci casca, rincuoratevi: è domato.

 

(continua nel volume I LOVE PORN)

 

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